Riflessioni sulla sublimazione (a partire da un frammento di analisi)

Graziella Baravalle

(traduzione dallo spagnolo di Silvia Lippi)

Il filosofo della scienza Paul Feyerabend, che durante la sua vita è passato dalle attività guidate dalla pulsione di sapere a quelle spinte dalla pulsione invocante ―dal momento che si dedicava anche al canto―, propone nei suoi libri Addio alla ragione e Contro il metodo, e nella sua autobiografia Uccidere il tempo, una prospettiva sulla scienza molto più vicina alla psicanalisi che alle concezioni di Popper e dei suoi adepti. Nella sua polemica contro l’idealizzazione delle scienze esatte, Feyerbend si oppone all’« attività morale » del neopositivismo e della tecnoscienza, e riconosce l’importanza della soggettività e del desiderio, opponendosi al discorso del maestro che suggerisce la correzione della colonizzazione per adottare la luce del ragionamento. Feyerbend mette l’accento sul fatto che l’attività scientifica è una questione di poiesis, di creazione, di « salti » che assomigliano a quelli che si producono durante il processo artistico. Feyerbend affirma che una concezione della scienza in opposizione alle discipline umanistiche esiste solo nella testa del filosofo e spiega anche come a volte gli uomini di scienza modificano le loro esperienze per poter farle coincidere con le loro ipotesi. Questo autore è solo uno fra gli altri autori del dopoguerra, a interrogarsi, a seguito delle catastrofi prodotte dalle scoperte atomiche, sulle consequenze dell’attività scientifica.
Il dubbio sulla scientificità della psicanalisi è in gran parte una questione d’ideologia e dipende, resistenza alla psicanalisi a parte, dalla definizione che si vuole dare alla scienza.
Freud ha sempre insistito sulla scientificità della psicanalisi, anche se ha riconosciuto che i suoi casi avevano più la forma di racconti e di storie, e nelle sue Nuove lezioni di introduzione alla psicanalisi, considerava « pomposo » aspirare a una Weltanschauung scientifica.
Ferenczi segnalava che di fronte alla « dissoluzione progressiva della scienza » ―che l’analista puo’ sperimentare direttamente durante la cura―, gli analisti tendono a accentuare l’equazione personale : in altre parole, « lo stile dell’analista ». Cio’ non impedisce a Freud di considerare la psicanalisi come « la scienza delle scienze », concezione che gli valse l’accusa di sostenere l’« imperialismo della psicanalisi ».
Lacan, che va nella stessa direzione di Freud, ha cercato di matematizzare la psicanalisi anche se nel suo testamento psicanalitico, il seminario L’insu…, sostiene che anche se la psicanalisi desidera e deve desiderare di essere considerata come una scienza, non riuscirà mai a esserlo. Lacan accentua il paradosso degli elementi « poietici » della sua pratica, ma non da una precisa definizione della scienza.
Secondo il mio punto di vista, per una mente fomata dal neopositivismo è difficile rendersi conto della scientificità della psicanalisi. Noi stessi, psicanalisti abbiamo delle difficoltà in questo senso. Si tratta comunque della scienza come causa delle altre scienze, e forse di una scienza cosi’ particolare che necessita tutto un altra formulazione per essere definita.
Queste schiette riflessioni mi consentono di introdurre, attraverso i frammenti di un’analisi di un giovane pittore ―le cui caratteristiche di « artista » lo rendono cosi’ diverso dagli altri analizzanti―, una questione che riunisce le scienze e la psicanalisi : la sublimazione. Mi riferiro’ a due pulsioni, la pulsione scopica ―e le sue derivanti complesse―, e la pulsione di sapere (Wissentrieb), che Freud considera come pulsione composta dal piacere della pulsione di guardare che si aggiunge all’energia dell’attività della padronanza. Il giovane si sente attratto, sente della curiosità verso gli enigmi dell’Edipo a un’éta sorprendentemente precoce.
Nel testo che parla di Leonardo, Freud si riferisce in modo speciale ai destini della Wissentrieb. Nel mio analizzante, la pulsione di sapere, motore della curiosità scientifica, durante certi periodi dell’infanzia è repressa dando luogo al sintomo, invece il piacere di guardare si libera e si concentra nei disegni e nella pittura, creando qualcosa (immagini e forme) per poter essere lui stesso guardato. Questo processo si modifica relativamente durante la fase di latenza, e finisce per lasciare il soggetto intriso nel suo metabolismo pulsionale della pulsione scopica, che lo conduirrà a consacrarsi interamente alla pittura. La sua pulsione di sapere si riattiverà nel lavoro dell’analisi. Nelle mie reflessioni a proposito di questa cura ―basata sulla presentazione di due serie, una che riguarda la rimzione e una che riguarda la sublimazione―, cerchero’ di mostrare come i sintomi del soggetto sono legati alla rimozione della pulsione del sapere, sintomi come sonnambulismo, dislessia, l’essere mancino, incubi… Cerchero’ anche di vedere come il sollevamento della rimozione elimina tutti gli incubi e riorganizza la soggettività dell’analizzante, facendo scomparire i fenomeni chiamati da lui stesso « dislessia ».
Via via che le inibizioni scompaiono, si produce nello stesso tempo una stupefacente modificazione della forma del suo corpo, che potremmo attribuire a una pratica sportiva, ma che possiamo anche considerare come una consequenza dell’acceptazione della differenza dei sessi.
La sublimazione resta la « caratteristica » principale del paziente, ma non funziona più nella cura come resistenza alla parola. Inoltre la sua intricazione con la rimozione permette al soggetto di confrontarsi con le sue scelte, cosi’ come alla differenza dei sessi che impregnerà, a partire da questo momento la sua opera, favoreggiata dalla rinascita della pulsione di sapere nella ricerca di temi e di tecniche nei suoi quadri.
Il concetto di sublimazione (Sublimierung) nella opera di Freud varia e si determina progressivamente : a partire della sua accezione nelle lettere di Fliess, nelle quali, riferendosi all’isteria considera il fantasma come « la sublmazione di un ricordo » fino alle precisazioni dei testi posteriori, soprattutto in Tre saggi sulla teoria sessuale, Pulsioni e destini delle pulsioni, L’io e l’es, etc.
Ci sono due aspetti fondamentali nella teoria freudiana della sublimazione (aspetti collegati alla sua teoria della libido).
― La sublimazione è una difensa contro gli eccessi della pulsione
― La sublimazione è un destino della pulsione, basata sullo spostamento dei fini, cioé orientata verso fini non sessuali.
Nello stesso tempo, si puo’ intendere la sublimazione nel senso del metabolismo pulsionale individuale, o in senso largo, considerata come un motore per il progresso delle società umane. E’ stato proprio il senso largo che a indotto certi ppsicanalisti a idealizzare la sublimazione, e a perdere di vista la differenza fra questo processo particolare di difensa contro la castrazione, e il suo risultato, le opere che possono essere apprezzate dalla società.
Sia nel senso individuale che nel senso « sociale » del termine, la sublimazione è il processo per il quale si cambia la soddisfazione sessuale della pulsione, per una soddisfazione non sessuale.
Su questo metodo particolare di difesa di fronte al quantum di energia pulsionale rilanciato dal Lust-Ich per constituire il Real-Ich, in relazione alla pulsione del sapere, Freud scrive nell’L’io e l’es : « poiché questa energia trasferibile è libido desessualizzata, la si puo’ allora descrivere come energia sublimata, visto che conserva ancora il fine principale dell’Eros di unire e legare, poiché tende à stabilire questa unità o tendenza all’unità che è caratteristica dell’Io. E poiché i processi intellettuali in senso largo devono essere classificati in base agli spostamenti della libido, l’energia del lavoro del pensiero sara riportata dalle fonti erotiche sublimate. » (1)
La mia opinione è che cio’ che l’analizzante chiama « sfasamento » è l’apparizione della fessura attraverso la quale lo minaccia il reale della pulsione (2), e che l’oggetto creato deve circondare. E’la caratteristica del soggetto in cui predomina la sublimazione. (Si dice che gli artisti e gli uomini di scienza sono strani, bizzarri). E il tentativo di difendersi da questo reale deve essere sempre rinnovato, dal momento che non è necessario trovare l’oggetto adeguato, ma creare un oggetto nuovo ogni volta ; l’importante è quindi il processo stesso : la Sublimierung.

(1) Sigmund FREUD, Das Ich und das Es. « Wenn diese Verschiebungsenergie desexualisierte Libido ist, so darf sie auch sublimiert heissen, denn sie würde noch immer an der Haupabsicht des Eros, zu vereinnnniigen und zu binden, festhalten, indem sie zur Herstellung jener Einheitlichfeit dienst, durch die –oder durch das Streben hach welcher- das Ich sich auszeichnet. Schliessen wir die Denkvorgänge im weiterenSDinne unter diese Verschieb ungen ein, so wird eben auch die Denkarbeit durch Sublimierung erotischer Triebkraft bestritten.” Werkaufgabe in zwei Bände. S. Fischer Verlag. »

(2) G. POMMIER, Qu’est-ce que le “réel”?, Point Hors Ligne, Erès, 2004.

(3) Michel SILVESTRE, Demain la psychanalyse, Navarin, 1987.