La psicanalisi, il linguaggio e il corpo: verso una scienza del particolare

di Gorana Bulat-Manenti
(traduzione di Silvia Lippi)


“Se la psicanalisi puo’ diventare una scienza —poiché non lo è ancora—, e se non deve degenerare nella sua tecnica —cio’che forse è gia’ stato fatto—, dobbiamo allora ritrovare il senso della sua esperienza.“ Jacques Lacan


L’atto analitico è difficilmente calcolabile dal momento che è confutabile: si distingue da tutti gli atti che lo precedono, ma non è un’improvvisazione, né un caso; in effetti poggia su delle conoscenze solide e complesse. Freud e Lacan hanno insistito per cercare di dare una credibilità scientifica al lavoro sulle formazioni dell’inconscio. Altri psicanalisti vorrebbero vedere attribuire alla loro disciplina lo statuto di scienza per poter aprire un dibattito alla pari là dove invece il silenzio dell’atto “indicibile” chiude ogni possibilità di scambio. Non dobbiamo dimenticare che la psicanalisi è stata inventata da un uomo di scienza che voleva risolvere l’enigma del corpo dell’isterica. I sintomi dolorosi di cui soffrivano i primi pazienti di Freud presentavano tutti un’intricazione indissolubile fra il psichico e il somatico: osservazioni che spingeranno Freud, qualche anno piu’ tardi, a elaborare il concetto di pulsione. A partire da questo momento storico, la problematica del rapporto corpo-anima si pone in una maniera radicalmente nuova. Freud decide di laciar parlare liberamente il malato, metodo che gli permetterà, a partire dalle formazioni dell’inconscio, per mezzo dell’associazione libera, di arrivare all’avvenimento traumatico rimasto occultato. Si tratta della condizione necessaria per estrarre il “simbolo” in questione dal suo investimento pulsionale eccessivo, e permettere, grazie a l’atto analitico, l’ ”iniezione” del soggetto all’interno di un sapere nel quale quest’ultimo si era assentato. Questo nuovo procedimento a avuto come risultato lo sbloccamento dei sintomi corporei dolorosi.

L’efficacità del metodo psicanalitico sul corpo, è stata dunque provata —rapidamente—, come si é visto per molti pazienti di Freud affliti da paralisi, dolori, o cecità, ecc. Gli allievi di Freud si sono interessati a loro volta agli effetti della cura sul corpo, come Grodek, Balint, Abraham, e Marie Bonaparte. Qualche decennio più tardi, in “Funzione e campo della parola e del linguaggio”, Lacan riprende in mano il problema. Per Lacan, rigoroso lettore di Freud, il linguaggio non è immateriale, “è corpo sottile, ma è corpo”, scrive. “Le parole sono prese attraverso le immagini del corpo, immagini che captivano il soggetto: possono fécondare l’isterica, identificarsi all’oggetto del Penisneid, rappresentare i flotti d’urina, o dell’escremento conservato del godimento avaro” (Jacques Lacan, “Funzione e campo della parola e del linguaggio” in Scritti). Lacan precisa nello stesso testo che per ammettere un sintomo —nevrotico o no— nella psicopatologia psicanalitica, Freud esige un minimo di surdeterminazione, surdeterminazione che possiede un doppio senso: “Simbolo di un conflitto defunto, al di là della sua funzione nel conflitto presente, non meno simbolico: [Freud] ci ha insegnato a seguire nel testo le associazioni libere, la ramificazione ascendente di questa stirpe simbolica, per poter localizzare i punti in cui le forme verbali rincrociano i nodi della struttura — è chiaro che il sintomo si risolve completamente nell’analisi del linguaggio, perché è lui stesso strutturato come un linguaggio nel quale la parola deve essere liberata.” (Jacques Lacan, Scritti)

Gérard  Pommier in Comment les neurosciences démontrent la psychanalyse, chiarisce il concetto sovversivo di “pulsione”, e dimostra scientificamente lo stretto legame fra il corpo e il linguaggio (“muscolo del neurone”), linguaggio che non si limita al solo significante. Gérard Pommier insiste, a ragione, sull’mportanza che assume il simbolo per Freud e Lacan. Essendo il fallo il solo vero simbolo della differenza sessuale, Gérard Pommier fa la distinzione fra il nome del padre come simbolo (segno di un trauma rimosso) e il significante paterno rimosso. Il grande merito del suo lavoro è di insistere sull’importanza della pulsione nella scoperta freudiana “tra lo psichico e il somatico”, e sul legame della pulsione con la Domanda dell’Altro, sessuale, incestuosa.
La pulsione —sessuale—, in quanto risposta alla domanda materna mortifera, quando si lega al suo desiderio del pene, puo’colpire il corpo. I fenomeni detti psicosomatici, mostrano il debito pagato dal corpo a una madre considerata fallica attraverso l’organo malato fallicizzato, come l’ha messo in evidenza Jean Guir nel suo libro Psicosomatica e cancro.

Ai nostri tempi, l’isteria è sparita dalla nosografia della psichiatria. L’enigma di cui ha sollevato il velo —anche sul corpo—, rischia di finire nel dimenticatoio.
Nonostante le numerose resistenze degli psicanalisti stessi, che non vogliono prendere in considerazione l’azione del trattamento dell’analisi sul corpo, gli effetti continuano a imporsi sulla cura. Il legame fra il corpo e la psiche si impone piu’ concretamente rispetto alla maniera in cui le sole “compiacenze somatiche” avrebbero potuto lasciarlo supporre. Invece di abbandonare i fenomeni psicosomatici alla sola “obiettivazione” medicale, possiamo sostenere l’ipotesi che tali fenomeni possano essere una prova della scientificità della psicanalisi.

Lacan ha sottolineato che la medicina e la psicanalisi s’interessano allo stesso “reale” del corpo. Senza voler rivendicare il potere di guarigione delle malattie del corpo della psicanalisi contro il potere della medicina, affirmazione che mi esporrebbe al ridicolo —la psicanalisi lavora sulla casualità esterna, al contrario della medicina che si interessa alla casualità interna dei sintomi—, vorrei semplicemente comunicarvi un aspetto della mia esperienza clinica che mostra i risultati del lavoro analitico sulla malattia del corpo biologico, risultati che trovano la loro verificazione nella ripetizione.


Il calcolo scientifico del godimento effettuato dal sintomo del corpo

L’inconscio è scientifico: esso calcola il godimento verso cui è trascinato il corpo, in una maniera reperabile a partire da cio’ che è sbagliato, da cio’ che è incomprensibile per la logica aristotelica (tradizionale): atti mancati, lapsus, sogni, motti di spirito, ma non solo: anche le affezioni del corpo mostrano il nascere nella parola di un corpo “réale”, rimosso, un godimento andato a monte. I mali del corpo, sintomi di cui si è occupata la medicina, possono diventare i “simboli” dell’importanza del lavoro sull’inconscio?

“Sintomo” viene da sinthome, dal latino symptôma, e dal greco sumptôma: avvenimento infelice, coincidenza, caduta. Coincidenza di segni, del fantasma e della realtà negli avvenimenti importanti que sfuggono al soggetto. Questa coincidenza blocca la dinamica immaginaria del fantasma, il movimento dell’oggetto a: l’oggetto della pulsione s’incarna per rispondere alla domanda materna: dare il fallo alla madre. La funzione paterna che assicura l’incompletudine dell’Altro trova tutto ad un tratto il suo punto d’arresto nell’incarnazione del fallo in cui è investita una parte del corpo del soggetto a causa dell’oggettivazione di un desiderio Altro. Questo desiderio alienante passa per il linguaggio, per il discorso del maestro che l’analista, contrariamente allo psicoterapeuta, si rifiuta di accreditarsi.
Grazie all’atto di cui egli è il soggetto (e non a l’incarnazione del maestro), e grazie anche all’isterizzazione del discorso nella cura, l’analista libera il soggetto intrappolato in un godimento mortifero nel quale, il superio feroce, per mezzo della pulsione —della sessualizzazione della pulsione—, lo aveva oblligato a sottomettersi. Riconoscendo il debito simbolico nel senso freudiano del termine, l’atto dell’analista libera il simbolo del rappresentante della rappresentazione della cosa —dal suo valore pulsionale incestuoso— al fine di trasformarlo in un significante rappresentante della rappresentazione della cosa in una catena significante in movimento. Il simbolo cessa di trasformarsi in sintomo, d’incarnare la duplicità paternale — padre vivo e morto allo stesso tempo.


Una scienza del singolare

La psicanalisi detiene il minimo necessario per potersi situare in quanto scienza: possiede un sistema teorico solido, e come ogni scienza ha il suo oggetto: l’inconscio e tutte le sue formazioni di cui il sintomo è testimone. La sua teoria è coerente, i suoi concetti elaborati, il suo campo ricco e fruttuoso, la sua ricerca approfondita e ben argomentata. Le resistenze riguardo a una psicanalisi riconosciuta infine come scienza, derivano dagli psicanalisti stessi che temono di chiudersi nelle verità “della ragione”, in schemi rigidi, psicologizzanti, applicabili come delle ricette bell’e pronte. Per tutte queste ragioni, certi psicanalisti preferiscono considerare la psicanalisi come un’intuizione. Il rifiuto di accordare la serietà della scienza alla loro dottrina e il fatto di sciegliere di schierare la psicanalisi dal lato dell’ ”indicibile”, contribuisce a bloccarne gli sviluppi. Al contrario, una fervida discussione sui concetti e le articulazioni potrebbe far progredire la psicanalisi.
Il difficile sta tutto nel dimostrare la sottigliezza del lavoro sulle formazioni dell’inconscio, che non fanno parte di un sistema logico classico, ma che contengono sempre una contraddizione riguardo la duplicità paterna derivante dal fatto stesso della rimozione del corpo. Il fatto che il processo psicanalitico esca dalla logica aristotelica, e che l’inconscio non rispetti nessuno dei tre principi che la fondano (principio di non contradizione, d’identità e del terzo escluso) non vuole dire che la psicanalisi sia al di là del formulabile. Le critiche fatte alla psicanalisi non hanno mai preso in conto l’idea che l’inconscio stesso possa essere scientifico. Esse continuano ad ignorare l’esistenza delle formazioni dell’inconscio, alle quali, la sola via d’accesso sono proprio le fratture della logica classica. Un tale approccio puo’ essere dimostrato, e naturalmente trasmesso. “Il reale sessuale freudiano intrattiene un rapporto di “diritto e rovescio” rispetto al reale su cui si applica lo scienziato. Un solo soggetto riguarda queste due facce del reale. Il soggetto dell’inconscio è lo stesso che quello della scienza. La loro opposizione apparente non è che opposizione fra coscienza (di cui la scienza è un sottinsieme) e inconscio.” (Gérard Pommier, Qu’est-ce que le réel ?)
Lo studio della teoria psicanalitica non è sufficiente per formare uno psicanalista, l’esperienza della cura è indispensabile per poter accedere al sapere dell’inconscio. Ma non è a causa di questa esperienza che la psicanalisi non è scientifica. La trasmissione del sapere —anche se quest’ultimo appartiene a una logica non classica— è nella maggior parte dei casi possibile. Lo psicanalista è capace di isolare le due facce contradditorie del fantasma e di rendere conto del suo lavoro sequenza per sequenza.


Vignetta clinica

Il sintomo e la sua ripetizione rappresentano la prova dell’esistenza dell’inconscio, come lo dimostra la sua dissoluzione, possibile grazie al lavoro analitico che è il solo ad essere capace di tenere conto della soggettività della formazione dell’inconscio.
Partendo da un breve estratto di una cura, cerchero’ di rendere conto della cifratura del sintomo, della sua surdeterminazione (un primo trauma rimosso dell’infanzia) e dell’assenza del soggetto al momento dell’avvenimento traumatico. Il secondo trauma, lo sviluppo di una malattia grave, ha potuto trovare il suo soggetto e alleggerirlo da un sintomo corporeo, là dove l’atto medicale da solo non avrebbe potuto liberare il soggetto dalla pulsione di un godimento mortifero.
La persona che che ricevo ha sessant’anni ed è appena andata in pensione, momento atteso per lui da molto tempo. Un mese prima, il mio paziente ha subito un’importante intervento cardiaco dal quale si è rimesso con molte difficoltà. Secondo i medici si è lasciato andare, come se si lasciasse morire. Questa persona tiene un discorso confuso, triste, e dice “sto deragliando”: dopodiché, decide di prendere un appuntamento con me.
Durante il primo appuntamento, il paziente, dapprincipio molto poco loquace, si lamenta del suo dolore al petto, della sua cicatrice, mi descrive le sofferenze vissute prima e dopo l’intervento. L’operazione non l’ha alleggerito dal forte dolore, e il mio paziente ne è deluso. Già il fatto di riconoscere questo penoso vissuto, reso banale dal suo entourage, lo rassicura, diventa meno distratto e meno assente, mi dice lui stesso. Trova che la psicanalisi sia efficace, anche prima di aver fatto un vero lavoro sul sintomo. Negli appuntamenti che seguono mi raconta di un incubo che si è presentato a seguito —o forse durante — l’operazione, incubo divenuto ricorrente: il paziente si trova in un treno che ad un tratto deraglia. E’ colpito da un rumore spaventoso di ferraglia, lui si ritrova gettato fuori, ha male al petto e si sveglia...
Il paziente finisce per associare questo sogno a un avvenimento completamente dimenticato della sua prima infanzia: egli è in compagnia della madre nel salone della casa parentale e gioca per terra con un trenino elettrico. Suo padre rientra dopo una giornata di lavoro, inciampa sulle rotaie e vagoni, rischia di cadere e si innervosisce, e da un calcio al trenino di suo figlio. “Mi sono preso un vagone al petto e mi sono preso una gran paura. Subito dopo mi sono ammalato, ho avuto la febbre. Da quel giorno, ho sempre riordinato i miei gicattoli di modo che non ci sia niente per terra, sono diventato estremamente ordinato”, mi confida. Il lavoro sull’inconscio prende avvio a partire da questo momento: il paziente si ricorda che l’episodio riportato a luogo nel periodo del suo compleanno, il trenino era infatti un regalo ricevuto. Io noto un leggero stupore. Il paziente constata allora che il suo problema cardiaco si è prodotto la vigilia del suo compleanno, le date coincidono. Io faccio la supposizione che il ciffraggio del sintomo, la ricerca del godimento, dell’ “uno” perduto per sempre con la rimozione originaria, l’identificazione a un padre debole e “difettoso” liberano la pulsione di morte.
Il trauma della sua infanzia è riattivato (surdeterminazione del sintomo) con la sua andata in pensione. Mi conferma di sentirsi “espulso” dal suo lavoro, situazione che potrebbe essere vissuta come una “caduta” nello spazio materno mortifero.
La caduta del padre mostra il fantasma inconscio dell’omicidio del padre, ostacolo al desiderio incestuoso. Il lavoro sul sogno, che svela la doppia determinazione del sintomo, permette, grazie all’atto analitico, di far emergere un passato dimenticato, rimosso (“sono stato io a mettere il treno all’entrata della casa”), e di metterlo in relazione con il presente (“sono io che ho chiesto di andare in pensione”). Il lavoro analitico ha permesso di “iniettare” un soggetto là dove il desiderio dell’Altro, nella sua determinazione violenta lo rendeva innocente della sua scelta, del suo atto (“mia madre mi permetteva di giocare solamente all’entrata, per farmi evitare di sporcare in salone”, oppure ”la mia azienda mi a proposto una partenza anticipata”) e ricopriva il posto riservato al soggetto.
La relazione —possibile grazie all’atto analitico— fra il lato “mio padre non si interessa a me”, “sono una vittima dei determinismi che mi scappano” e l’altro lato inacessibile della contraddizione inconscia —l’atto intenzionalmente rimosso—, (“voglio gioire tranquillamente di mia madre”) ha avuto il suo effetto sul soggetto.
L’analisi continua, e il paziente scopre, non senza stupore, che la scelta del suo lavoro di addetto alla torre di controllo [“aiguilleur du ciel”] è stato determinato, almeno in parte, da questo avvenimento dimenticato dell’infanzia. Il paziente ha cosi’ continuato a esistere, a giocare, a rivalizzare con il padre, senza disturbarlo, questo padre. Ha continuato ad amare questo padre, e a rimuovere il trauma (padre violentatore, agente della castrazione materna) dopo l’episodio.
Il dolore al torace insopportabile é cominciato nel momento in cui il mio paziente ha interrotto la sua attività, che gli aveva permesso fino ad allora di far funzionare il nome del padre come fosse il suo. “Sono un buono a nulla contrariato”, mi dice, “ecco il mio problema, ho sempre sognato di non fare niente, di non lavorare, e adesso mi rendo conto che il lavoro mi manca”. Ho interrotto la seduta su questa constatazione, che ha permesso al paziente di porre il suo atto e di fare una scelta per il suo avvenire.
Il dolore nel petto è un simbolo trasformato in sintomo di disturbo cardiaco, nel momento in cui ha rucevuto un tale colpo del destino, identificato al padre morto caduto fantasmaticamente il giorno in cui il padre ha rovesciato il trenino. Essere stato capace di fare un tale sogno e risalire fino all’avvenimento traumatico ha permesso di ristabilire la dinamica significante: “espulso” come il trenino dalla vita professionale, il soggetto ha potuto “rimettere” insieme i vagoni e sviluppare un nuovo immaginario.
Il gesto violento del padre è stato completamente dimenticato, minimizzato, durante parecchi anni, e il dolore al torace, stesso punto in cui a ricevuto il vagone era il solo ricordo di questo momento traumatico. Il dolore, simbolo del decadimento paterno, s’è trasformato in sintomo di angina pectoris nel momento in cui è entrato in pensione contro la sua volontà?
In ogni modo, il lavoro analitico sulle formazioni dell’inconscio a permesso al paziente di ristabilire un legame con la vita al seguito del lavoro sul sogno.
La febbre, l’aritmia, l’anoressia, che persistevano in maniera inquietante malgrado i trattamenti medicali si sono calmati. La soggettivazione del trauma —il lavoro analitico ha reso il soggetto appropriato all’avvenimento dimenticato— ha fluidificato la dialettica significante bloccata. Le associazioni messe in atto dal paziente sono state edificanti. Hanno permesso all’analista di porre un atto, di rimettere il soggetto al suo posto, soggetto “catturato dal simbolo”, immagine investita pulsionalmente, rappresentante della significazione fallica.


Due sequenze contradditorie

Nella clinica è importante di differenziare i due debiti, il debito simbolico e il debito immaginario, in altre parole, le due sequenze contradditorie del complesso di Edipo: assasinio del padre e godimento della madre, che la logica dell’inconscio disconosce. Tale logica mira e tenta di resistere al godimento mortifero all’interno del movimento che la contradizione fissa. Il calcolo dell’inconscio puo’ essere dimostrato, e le due sequenze del fantasma possono essere separate durante la cura. I fini della cura, e il suo progresso, poggiano sull’etica del discorso dell’analista che si differenzia della morale dell’imperativo “kantiano”: “gioisci!”
La stessa cura dell’analista libera dell’oggettivazione alienante mortifera supportata dal paziente, che preferisce l’oggettivazione piuttosto che correre il rischio di una femminizzazione, femminizzazione “pericolosa” per l’uomo come per la donna.

L’inconscio e le sue formazioni hanno un posto centrale nella cura : sono proprio le formazioni che accolgono il soggetto e il desiderio. La vitale singolarità del soggetto passa per il linguaggio, attraverso dei significanti che sono sempre universali, messi secondo una concatenazione particolare di simboli, di significazioni rimosse per ogni soggetto a partire da cio’ che Lacan chiama la lettera. La lettera estratta dall’immagine del sogno, associata a delle altre lettere e letta, “depura” l’investimento pulsionale (risposta alla Domanda) —di cui il fantasma è la copertura—, e lascia il posto al desiderio del soggetto, proprio là dove la sofferenza marchiava il corpo.
Il sintomo contiene il sapere di colui che lo subisce, ma tale sapere è ignorato, rimosso, dal momento che la rimozione è la condizione della coscienza.

La psicanalisi richiede una teorizzazione costante e una conoscenza di concetti teorici anche se al momento del suo atto, lo psicanalista non impiega nessuna ricetta prestabilita e ordinata in anticipo. Lacan sostiene che il soggetto della scienza è anche il soggetto della psicanalisi. Là dove il discorso della scienza sutura il soggetto nelle verità oggettive, la psicanalisi prosegue nella sua ricerca della singolarità tenendo conto, per cio’ che riguarda le formazioni dell’inconscio e la regola fondamentale dell’associazione libera, la pulsione e la rimozione della problematica sessuale, della castrazione. La scienza e la psicanalisi si interessano, una dalla parte del dritto e l’altra dalla parte del rovescio, allo stesso oggetto.

Il calcolo del godimento è assolutamente scientifico, anche se inconscio. La psicanalisi potrebbe allora essere la scienza del soggetto singolare come lo propone Gérard Pommier ne « La névrose infantile de la psychanalyse »? Riconoscerlo vorrebbe dire accettare di rinunciare a certi dogmi e concetti rifiutati dallo stesso Lacan nel corso del suo lavoro. Ebbene si! La psicanalisi è confutabile, Freud come Lacan hanno mantenuto e poi modificato molti dei loro concetti. Confutabile, come lo richiedeva Popper, la psicanalisi non è una scienza empirica, anche se una parte dei suoi risultati è verificabile. La sua efficacità, anche se non guarisce ristabilendo uno stato anteriore, è il suo migliore alleato. Lontana dall’essere un esercizio intellettuale sterile riservata a un’elite fortunata, la psicanalisi cambia concretamente il rapporto del soggetto alla realita poiché ristabilisce un rapporto con il mondo del fantasma inconscio, che come una lente deformante, lo altera.