Bisogna vietare la psicanalisi ?
LA CONTRADDIZIONE SINGOLARE
Il fatto che la
psicanalisi sia « una scienza che non è una scienza » è un fatto più
o meno accettato. L’invenzione freudiana deve essere considerata come una
scienza perché —se ci atteniamo a Thomas Kuhn— permette di stabilire
i« paradigmi scientifici » inerenti alla sua disciplina : ha un
suo corpo teorico che si evolve come ogni altra disciplina scientifica.
Nonostante cio’, la psicanalisi non è una scienza empirica che procede per induzione,
ma parte sempre da un punto di vista generale, che sarà in seguito reso valido
o smentito dall’esperienza. Non si tratta di collocare i pazienti all’interno
di strutture stabilite a priori : come dice Freud in Costruzioni
nell’analisi, « Noi [gli psicanalisti] non attribuiamo alla
costruzione isolata che un valore di supposizione che attende verifica,
conferma o refutazione. Non revendichiamo alcuna autorità per questa
costruzione, non chiediamo al paziente nessun accordo immediato, né discutiamo
con lui se è in contrasto con la nostra opinione. » Tutto si chiarisce, secondo
Freud, nel corso dell’analisi, che si valuta da sola man mano che avanza. In
questo senso, la critica di Karl Popper che considera la psicanalisi come non
verificabile ne confutabile, e quella di Wittgenstein che la considera come una
suggestione che procede per auto-verificazione —quindi priva di valore
oggettivo—, non mi sembrano appropriate. La psicanalisi si occupa ovviamente
del soggetto, ma come dice Lacan nel seminario su Le formazioni
dell’inconscio, questo non impica che « per il solo fatto di parlare
del soggetto, l’esperienza diventa una cosa soggettiva e non
scientifica ».
L’efficacia
della cura non basta a inscrivere la psicanalisi nel campo della scienza :
la religione e la magia sono ugualmente efficienti, eppure non possono
considerarsi come delle discipline scientifiche. Come spiega Gérard Pommier in La
névrose infantile de la psychanalyse (La nevrosi infantile della
psicanalisi), nonostante la possibilità di dimostrare l’efficacia della cura
psicoanalitica, l’acquisizione di un corpo di conoscenze teoriche che mostri le
strutture condizionanti del soggetto, non garantisce la comprensione di ogni
esperienza singola. Non è un problema di « generale o
particolare » : si tratta invece di considerare che in ogni soggetto
c’è una parte che appartiene alla struttura e una parte che gli sfugge. Questo
soggetto è sottomesso a sistemi logici incompatibili fra di loro. Il suo
sintomo rappresenta l’« errore » derivante dalla contraddizione
logica che caratterizza il suo desiderio. Come trasmettere allora un sapere che
si nega lui stesso attraverso l’esperienza ? Come poter strutturare una
contraddizione che per ogni soggetto è singolare ?
La questione
della trasmissione della psicanalisi sfocia sul problema della formazione dello
psicoanalista. Come insegnare la « contraddizione singolare » che è
in ogni soggetto ?
La psicanalisi è
oramai insegnata nelle università : il che puo’ sembrare paradossale se ci
si tiene al Lacan de L’inverso della psicanalisi, il quale afferma che
il « discorso dell’università » e il « discorso dello
psicanalista » sono incompatibili. Effettivamente, a causa della
specificità del suo metodo, della sua « atopia », come diceva Freud,
la psicanalisi all’università rischia di denaturarsi. Non voglio trarre dalla
mia esperienza personale una conclusione generale, ma puo’ essere presentata
come una filosofia, una sorta di Weltanschaung, un ideale, che non a più
nulla a che vedere con il suo scopo terapeutico.
La valutazione
di uno psicanalista resta un punto difficile da risolvere e bisogna forse
accettare che non ci siano soluzioni a questo proposito. L’analisi personale
non è una garanzia per la formazione, come non lo sono i diplomi. Imporre dei
diplomi di stato —diplomi di altre discipline come la medicina o la psicologia—
per esercitare la professione puo’ condurre il futuro psicanalista a
interrogarsi sulla carriera piuttosto che sul desiderio. Al contrario, le
associazioni di psicanalisi hanno una funzione di formazione che non mira a
distribuire titoli ma a lasciare alla questione del desiderio tutta la sua
vivacità. E’ proprio il confronto con gli altri analisti che permette la
trasmissione di un sapere che diventa un non-sapere : un sapere che si
interrompe per ascoltare.
Silvia Lippi