« Il soggetto della scienza (non) è il soggetto della
psicoanalisi »
Catherine Fava-Dauvergne
Il soggetto della scienza (non) è il soggetto della psicoanalisi è
una proposta di scrittura per « il soggetto della scienza è
il soggetto della psicoanalisi ».
Desidero aprire nella frase, con questa scrittura doppia, una parte invisibile
supposta, in ciò che il « non » porta.
Nell texto « la scienza e la verità », Lacan scrive:
« dire che il soggetto sul quale operiamo in psicoanalisi non può
essere che il soggetto della scienza , può passare per paradosso »
(1).
E questo paradosso che interrogherò, prendendo appoggio in un secondo
tempo della mia proposta,dell'equivoco che l'interpretazione tronca in alcuni
momenti di cura, scelta d'un angolo di vista, quello dell'equivoco, fra gli
altri nella cura
Cosi faccio l'ipotesi che nella frase « il soggetto della scienza è
il soggetto dela psicoanalisi »,si può intendere un paradosso.
« Il soggetto della scienza (non) è il soggetto della psicoanalisi
»: « non »tenta di assumare due punti incompatibili del
« essere » e del « non essere ».
Il soggetto, prodotto dal taglio, dalla disgiunzione fra sapere e verità
è evacuato della scienza, la scienza a evacuato la soggettività
dal suo proposito: G. Pommier lo spiega chiaramente fra altri scritti in
« Qu'est-ce que le « réel »? ».
L 'evacuazione può provocare una riapparizione, come il rimosso può
aprire all'apparizione-sparizione di due facce incompatibile del fantasma,
mai concomitante perché inassumebile. Non c'è allora che efemerisazione
rinnovata, ripetuta, il scintillare del soggetto.
Qui, di quale ritorno si tratta, di quale soggetto e a quale soggetto
« non » sarebbe?
Lacan ci dice il 15 novembre 1977 (2) che « bisogna metalinguare,
cioè tradurre-non si parla mai d'una lingua che in un' altra lingua
».
Della scrittura « le sujet de la science (n')est le sujet de
la psychanalyse », un punto di traduzione, nel passaggio dal francese
all' italiano chiarisce, nel momento in cui fa problema, quello che non appare
come difficoltà.
La traduzione sarebbe: « il soggetto della scienza (non) è il
soggetto della psicoanalisi »:si vede che nel passaggio verso la lingua
italiana qualcosa è passato inosservato. In italiano, la negazione
si basta del « non », nella traduzione dal francese, il «
pas » che non ho scritto, intenzionalmente, non si vede che manca.
Lo scarico cosi fatto nel francese rimane sconosciuto, il passaggio nell'altra
lingua non assume quest'assenza.
Doppio rivelazione nel ritorno. Il « pas » che avrebbe completato
il « n' » lo scompleta consegnando un pezzo di verità
in quel ritorno. Il « pas » è cadutoall'altro versante
che il « n' » scrive, insistendo sul'assenza del soggetto al
posto dov'è, la traduzione raddopiando la tentativa di scrivere l'equivoco
dell' « essere » e « non essere » del soggetto nello
stesso tempo.
Ciò che nè il pensiero nè il linguaggio si può
rappresentare, la pulsione del « vedere » ci si deve coniugare
nello scritto per assumare la parte assente. Impossibile rappresentazione
con l' imagginario solo di quello que solo si può scrivere.
In « le moment de conclure », seminario del 10 gennaio
78 (3), Lacan dice: « c'è un equivoco tra quel reale ed
il linguaggio, siccome il linguaggio è imperfetto » e più
avanti: « quello che c'è di più reale, è lo scritto,
e lo scritto è confusionale ». « L'imperfezione »
del linguaggio non può rendere conto del' equivoco cui tuttavia abbiamo
bisogno poichè è la definizione dalla psicoanalisi »(4).
L'equivoco convoca a riapparire quello che è stato evacuato. Equi-vocare,
ciò che la vocalizzazione mette in equivalenza e che lo scritto mette
in luce nello suo taglio.
La parte assente è là, del soggetto evacuato della scienza
che la psicoanalisi interroga: il soggetto della scienza è il soggetto
della psicoanalisi, cioè quello evacuato dalla scienza, ed è
dunque come evacuato, nello stesso movimento che è evacuato, che è
il soggetto della psicoanalisi. Lo è quanto non lo è , presente
in quanto assente.
Non c'è relazione d'equivalenza: il soggetto della scienza non ugualia
il soggetto della psicoanalisi, in quanto 1 non uguale 1.
Nemmeno lo è da traslazione, non c'é passaggio di all'altro,
il soggetto della scienza non è passato al soggetto della psicoanalisi,
ciò che farebbe due soggetti, quello della scienza e quello della
psicoanalisi. Tratto unario che tra due taglia, il soggetto è segnato
da quest'originario.
La frase « il soggetto della scienza è il soggetto della psicoanalisi
» contiene la sua parte rimossa, ciò che la mia proposta di
scrittura d'un « non » prova a leggere deducendo la contraddizione
invisibile contenuta nella frase.
Nella cura, la scrittura dell'equivoco è sopporta da un significante
inteso nella sua singolarità, portatore delle significazzioni rimosse
che fanno sintoma.
Significante che equivoca per consegnare uno pezzo di verità nel suo
mezzo-dire ( mi-dire) e pezzo di scrittura d'un -1 all'altro versante del
1 che gli risponde.
Tre momenti di cura si propongono illustrare ciò che l'interpretazione
taglia nell'opacità d'una sedimentazione-collage di significazzioni
incompatibile.
Rimane sempre per Achille trascorrere la metà della corsa che lo separa
della tartaruga, eppure, tempo e spazio cogiunti, la raggiunge e la sorpassa.
A.J., dopo alcuni mesi d'un secondo percorso analitico, avvista i due poli
contradittori nei quali cade a sua volta secondo le identificazioni indossate.
Venuto per un'inibizione a scrivere, subitanea su fondo cronico, allorche
scrivere è necesario alla sua sussistenza, è disperato: o tutto
quello che fa « è merda » e lui stesso è merda
e sarebbe meglio che sparisca, o, fatuo ( infatué) come dice lei,
vuole apparire quello che non, è allora soltante sembianza. La sua
scrittura non è più vera, si svuota.
Un' immagine insiste, quella d'un uomo, forse il padre, seduto sul letto,
curvato in silenzio, intravvisto nel fondo d'un corridoio buio. E disprezzabile,
come dice la madre e le sue pretese per splendere ai suoi occhi, son vanità.
Durante una seduta in cui l'angoscia è spaventosa, la parola «
disparire » ( disparaître) insiste.Concludo la seduta d'un «
disparire » vigorosamente articolato. Ude, sorridendone le due occorenze
scritte nella parola, sopportando l' « apparire »(paraître)
e il « disparire »(disparaître).
Che il desiderio dell'Altro ci si profila per farlo disparire, identificato
a quello che il godere della madre oggettiva, il valore diniegato preso al
padre è vanità, soltanto apparire, nel omicidio cosi compiuto
d'aver preso il posto dello fatuo (infatué).
Più avanti nella cura, la rimozzione del sintoma testimogna d'una
verità liberata dal significante che ne testimognava per il soggetto.
Per R.R.l'asma rappresenta quello che la madre fissa nel « asfissiante
». Ude la « a » privativa « si-fissiante »
come era « fissato » allo stretto posto lasciato al tavolone
di casa per riempire un quaderno di compiti di vacanze. Quel quaderno sostituito
da altro appena finito, lasciandogli poche speranze che la promessa di poter
uscir giocare quando avrà finito, sia mai tenuta.L'unica promessa
che sarà tenuta sarà postuma: un posto gli è offertoper
il suo compleanno, con grande pompa, nella tomba della famiglia.
L' « asfissiante » viene a delivrarlo temporaneamente d'un posto
accanto al padre morto, morte contemporanea che ottura un omicidio: il posto
non è da prendere, a ciascuno il suo posto alla tomba.
Quache sedute piu avanti mi parla d'un singhiozzo (hoquet) conseguente della
morte imprevista d'una sua giovane paziente.Nelle ultime ore di vita presentava
un respiro spastico, davvero a singhiozzi. L'identificazione sua alla giovane
defunta gli appariva nel suo sintoma fissato alla respirazione. Siccome non
aveva più nulla da dire, si ricorda d'un episodio particolarmente
penoso. Bambino, fu colpito da una crisi di tetania. La madre fu stranamente
rassicurata perchè riconobbe i suoi stessi sintomi. Lo porta dal medico,
e quello più faticoso è la voce acuta e continua d'un papagallo
(perroquet) che si sentiva dalla sala d'attesa. Se niente gli è venuto
in mente del papà-gallo (père-hoquet) malgrado le tentative
di punteggiatura, si è fatta allievata : la paura che vengano di nuovo
le crisi di tetania, è stata « dimenticata ».
Ciò che il singhiozzo gli avvrebbe permesso, col permesso del papà
(O.K), sarebbe stato di prendere il posto mortuo se il singhiozzo non smetteva
( gli era stato contata la storia di un re francese morto di questi singhiozi).
La sua omosessualità inconosciuta dai genitori si offre come un'alternativa
a non esserci. Maschera d'un trucco feminile il maschio che vi lascerebbe
la polpa. Dedicato al godere dell'Altro, pensa così non farsi riconoscere.
Nel momento di cura seguente, s'ordonna a posteriori e lo verifica, la logica
binaria incosciente. Il fantasma ivi costruisce, svela alternativamente le
due facce incompatibili. La resoluzione sitomatica ne punteggia la constatazione,
appoggiata al deciffrare.
Asì di quella analizzante che vuole esprimere l'identificazione al
padre che la ira travolge: « la colère m'habite »(5),
che non appena pronunciato sente nella sua doppia scrittura e la stupisce.
Ude i due versanti del fantasma, l'ancoraggio della sua identificazione al
padre e il diniego della castrazione.
L'essere abitata dall'ira, il corpo suo è fallizato, e lo equivale,
cadendo nel godere dell'Altro, cosi oggettivato. A l'altro versante, ciò
che la ira (identificandosi al padre), la salva di un identificazione al
fallo materno, la tuffa nell'angoscia al orizonte del padre svanito per aver
preso il suo posto. Si mette così nella parte del « avere »,
col rischio di rivelare nello stesso tempo la sua mancanza. La sua violenza,
dotandola brevemente, in modo imaginario. L'angoscia da il cambio all'ira,
atto preso della castrazione per negarla nello stesso moto, la castrazione
materna, poi la sua stessa.
Asì, come nella cura in cui l'equivoco di una proposta sopporta le
due face del fantasma,scrivendo e rivelando il rimosso che si è assentato
dal soggetto, propongo che il « non » scriva il soggetto rimosso
dalla scienza. Rimoto in un « mi-dire » che una scrittura traduce.
Il soggetto della scienza sarebbe così il soggetto della psicoanalisi
nella sua stessa evacuazione, in quanto ne è evacuato.
Catherine Fava-Dauvergne
1. J. LACAN: « La science et la vérité »
in « Ecrit » p. 858. Ed. Seuil.
2. J. LACAN: « Le moment de conclure » 15 novembre 1977.
3. et (4) idem 10 janvier 1978.
(5) traduzione di « la colère m'habite » : l'ira mi abita
,si puo anche udire « l'ira: la mia « coda » ».