Scienza e discorso religioso


de Adnan Houbballah

traduzione di Silvia Lippi

Ci si potrebbe domandare qual è l’origine di questa forza che ha spinto l’uomo primitivo a gettarsi su una pietra e a mettersi a scavare per poter estrarre una figura qualunque. E questa pietra diventata Totem, l’uomo si mette ad adorarla e a temerla nello stesso tempo, gli è fedele e incarica ogni membro della orda a identificarsi al suo nome sacro. Un debito è di già contratto, debito che impone a ogni membro di presentargli un sacrificio.
La nascita di questa prima religione è dunque una necessità vitale ?
E’ una domanda che non cessa di porsi, ancora di più per via della violenza che scatena la rabbia nel nome della religione.
L’uomo primitivo certo, ha coscienza del vuoto che lo separa dal mondo.
Di fronte alla violenza naturale e ai pericoli diversi, la stessa protezione immaginaria è diventata una necessità vitale al fine di contenere un’angoscia sempre più invadente.
Questa interpretazione che potremmo dire « naturalistica », non tiene conto del registro culturale che distingue l’uomo dall’animale.
Freud ossessionato dalla causalità, attraverso il suo celebre libro Totem e Tabu ha cercato di dare un’interpretazione analitica all’origine dell’umanità di cui la religione rappresenta la prima forma sociale. Ma questa lettura freudiana si è urtata a una difficoltà maggiore : se c’è l’assassinio del padre, secondo l’idea di Freud, bisogna immaginare che il padre preesiste al suo assassinio. Il padre dunque esisteva già da prima, sotto la forma della struttura familiare. In altri termini, il linguaggio faceva circolare il suo nome e nominava gli oggetti interdetti.
Le critiche sono venute dagli antropologi
¾Lévi-Strauss in testa¾ che si domandano come si possa pensare alla causa, se si prende come ipotesi il fatto che l’uomo nela sua esistenza fa seguito alla causa. Allora ribaltare l’ordine per mettere l’esistenza in avanti, al fine di pensare in seguito la causa, si rivela un’operazione impossibile. Lo stesso vale per la scena primitiva : non la si puo’ immaginare senza esserne fossimo necessariamente esclusi.
La prima preoccupazione dell’uomo non si è limitata eclusivamente à creare il Totem per bisogno di protezione : la vera preoccupazione era quella di creare un Altro che gli permettesse di iscriversi ne suo campo come « Uno ».
Questa passione dell’« Uno » è dominante in tutte le religioni.
La sua non riconoscenza in questo luogo dell’Altro genera fatalmente una violenza poiché fra il nulla e questa stessa violenza, l’essere (umano) preferisce la prescrizione identitaria post-morte in quanto « Cahid » piuutosto che sopravvivere senza un’identità.
Questo primo gesto dell’uomo per scavare ed estrarre un Totem, rappresenta la prima entrata dell’uomo nel mondo della cultura.
Senza l’iscrizione di questo tratto unario nel campo dell’Altro, non ci sarebbe cultura. Il tratto unario è stato ben formulato da Sadra (filosofo mussulmano del XVI° secolo). Questo « Uno » (Elnafs) che trova la sua completudine nel corpo, è l’origine del multiplo, come pure il numero. Tutte le cifre indicano per via retroattiva, l’« Uno » indepassabile, altrimenti non esisterebberoi multipli. Nello stesso modo, per Ebn Arabie, che considera il numero 3 come il primo numero, questo « Uno » distinto, unario, si rivela essere una causalità religiosa ancor prima che la psicanalisi arrivasse alla sua scoperta. Non possiamo che sottolineare, per la sua funzione inconturnabile in ogni relazione, l’atto di Mosé sul Monte Sinai, nel momento in cui si proclama, egli e il suo popolo, come legati a un unico Dio. Un Dio che supera tutti gli altri che sono visibili o speculari. Si tratta di un momento cruciale nella storia, perché questo Dio che si definisce come non speculare, pur essendo presente dappertutto, è nello stesso tempo esteriore e interiore.
Max Weber considera questa svolta radicale nella storia, come il primo passo per la demitologizzazione del mondo, la quale conduce non soltanto la pluralità all’uno, ma anche al superamento del rituale religioso per condurre a una fede indistruttibile legata all’esistenza stessa.
Dio d’ora in avanti, occuperà il posto di grande Altro, al quale non manca niente.
L’uomo non trova posto in questo Altro che attraverso una sottomissione totale e una fede assoluta. La grande potenza divina viene a colmare la debolezza dell’uomo, cosi’ come la completudine viene al posto dell’incompletudine, anche quando si dice che Dio a creato l’uomo a sa propria immagine, è la passione dell’Uno che nasce come tratto unario irriducibile e indivisibile.
Tutte le religioni, qualunque sia la loro modalità, la loro potenza spirituale, o i loro dogmi, convergono verso questo incontro con l’Uno con il quale il credente realizza l’identificazione spirituale (l’esperienza del sofista in questo senso è assolutamente illustrativa), come El Hallay che diceva nella sua ultima transe : «  Dio è me stesso e io sono Dio ».
Questo rapporto a Dio, alla religione, è assolutamente strutturale. Risorge ogni volta che un’autorità cerca di reprimerlo o di rimuoverlo (insuccesso del regime sovietico e di certi paesi laici, come la Turchia).
La scienza con tutte le sue scoperte è diventata un soggetto in rivalità con il soggetto della religione, non solamente perché a esaurito la demitologizzazione del mondo, ma perché ha anche smantellato ogni credenza fondata su una struttura immaginaria (come la Genesi, la vita nell’Al di là, il concetto dell’Anima, dello spirito, degli angeli, per poterne infine dedurre che il cielo è vuoto).
La scuola di Helmholtz alla quale Freud e Breuer appartengono, aveva ridotto la vita a un processo biochimico : una vota interrotta, la via è finita, e niente più.
La psicanalisi s’inscrive nel campo della scienza. Bisogna partire da questa deduzione per comprendere perché la psicanalisi si limita nella sua trasmissione ai paesi in cui la scienza è dominante ?
In questo caso, il soggetto della psicanalisi, in quanto soggetto del discorso, rischia di perdere la sua universalità, e diventa allora una nuova religione, in lotta con le altre.
Lacan, cosciente di questo stato delle cose, ha detto nel corso del Congresso di Roma nel 1974, che la psicanalisi sara un giorno rimossa come un sintomo, e la religione trionferà ; e questo non impedisce il ritorno del rimosso, egli aggiunge.
In questa formula lacaniana, vediamo bene come la psicanalisi sia tributaria del soggetto della scienza.
Se noi seguiamo l’evoluzione del pensiero nel corso del XIX° secolo, possiamo renderci conto di come la religione indietreggi, là dove il soggetto della scienza avanza.
In questo vuoto che si crea fra il soggetto della scienza e il soggetto della religione, la psicanalisi emerge a partire dalla scoperta del soggetto dell’inconscio.
Il rischio allora diventa grande per la psicanalisi di trasformarsi in una nuova religione, come una sostituzione di quest’ultima, come pure per la scienza, di diventare a sua volta una religione « Cartesiana ».
Basta vedere il numeo di sette sviluppate un po’ dovunque (scientologia) e che rivaleggiano fra di loro per occupare questo posto vacante. Nello stesso modo la spinta estremista terrorista è disposta a usare la violenza per difendere la sua religione.
Una cosa che si dimentica spesso è che la religione porta in lei una identità esistenziale soprattutto per i mussulmani, e ancora di più per gli ebrei (Freud non ha mai rinunciato alla sua identità ebrea, pur essendo, come lui stesso ripeteva sovente, un « cattivo » ebreo).
Sappiamo che Lacan non ha mai smesso di fare referenza ai padri della chiesa e alla Bibbia per poter sviluppare un nuovo significante, per potersi distinguere dalla religione. E’ proprio quando ha costruito il suo montaggio del concetto dell’Altro e del « piccolo a », di S1 e di S2, al fine di sviluppare la sua idea dell’emergenza del soggetto, Lacan si è basato sull’esperienza dei teologi.
Ma per togliere ogni malinteso, Lacan ci ha mostrato che il grande Altro analitico non è lo stesso che il grande Altro della religione.
Il primo è bucato, barrato, e dice « sapete bene che non esiste ! », mentre il secondo è totale, completo e autosufficiente, e non accetta nessuna mancanza ; tutto cio’ che puo’ mettere in dubbio la completezza divina rientra ne campo del sacro, ed è quindi rifiutato e considerato come blasfemo.
Per questa ragione il paradosso lacaniano si dissipa se si considera che là dove non c’è un soggetto della scienza, la psicanalisi non puo’ autorizzarsi, perché essa tocca al fondamento dell’essere.
Se la religione è dominante, l’essere in questione è incluso nel dogma, come pure una popolazione è dominata da una ideologia totalitaria ; l’avvento del soggetto è già determinato dall’apparecchio del potere.
Sul posto, si puo’ constatare che nei paesi mussulmani che stanno sotto il dominio del discorso religioso (la religione di stato), la psicanalisi non ha spazio, al punto di esserne persino espulsa : lo stato preferisce il behaviourismo, visto che esso, in quanto pratica, separa l’interno de l’esterno e quindi non tocca i dogmi.
Il paradosso ogni tanto appare : come è possibile che certi paesi, come il Giappone e la Cina, siano dotati di un’alta tecnologia scientifica e non siano allo stesso tempo accessibili al discorso analitico ?
Innanzitutto, non si deve confondere la alta tecnologia con il soggetto della scienza.
Un primo ministro giapponese aveva detto negli anni ’70 : « in un primo tempo saremo noi a imitare gli occidentali et poi, in un secondo tempo saranno loro ad imitarci. La questione si pone a livello del soggetto cartesiano. Un tale soggetto si deduce dal suo pensiero, pensiero al quale il soggetto deve la sua esistenza : si tratta di una operazione chirurgicale che effettua un taglio fra l’esistenza dell’essere e il potere divino. Oramai è il soggetto che diventa il frutto del suo pensiero.
E’ proprio grazie a questa esclusione del soggetto cartesiano che certi paesi hanno reso possibile la coabitazione fra la religione e la scienza, scienza ridotta allo sviluppo tecnologico. In questo modo tali paesi sono al sicuro da cadute del soggetto della scienza come pure della psicanalisi.