LA DELUSIONE DI EDIPO

di Renata Barbieri


La psicoanalisi con i concetti di inconscio e transfert è stata capace, fin dalle sue origini, di riconoscere alla soggettività, l’essenza dell’esperienza umana, la marca della sessualità. La sessualità non prescinde dalla psicanalisi, è stata ed è il suo terreno di ricerca, la sua fondazione. Il risvolto della sessualità è il desiderio che dirige le scelte oggettuali e il godimento tracciato dalla castrazione. Cosi il complesso edipico, scenario del romanzo familiare e della sessualizzazione degli oggetti, garantisce il desiderio stesso. Il racconto, in analisi, lo cifra come mito. L’edipo si costruisce parlando, nella successione delle sedute, non è dato a priori, e la sessualità in quanto inconscia ci è consegnata attraverso le rappresentazioni della psicopatologia della vita quotidiana e dal sogno. Gli umani ne fanno sfoggio nel teatro della vita, narrando il paradosso tra desiderio e godimento, il gioco tra idealizzazione e ideale dell’io, tra illusione e delusione, nella parata dei discorsi con la quale il corpo prova a stare in scena. Siamo determinati dalla singolarità del desiderio e gli oggetti degli investimenti sono gli schermi dove proiettiamo i film della vita, parlando, giocando, ripetendo, reinventiamo l’edipo, ovvero, la sessualità. Sono le parole, le frasi e il verbo che con i loro effetti ci costruiscono come soggetti e ci consegnano ciò che c’è di più inadeguato, il corpo attraversato dal desiderio e dal godimento. In effetti questa inadeguatezza che tocca il corpo e lo istituisce come corpo sessuato si struttura sulla parodia del verbo avere o non avere che per l’uomo suona cosi: egli non è senza l’avere, e per la donna: lei è senza l’avere. C’è un “non”, che crea disaccordo, dissonanza, inadeguatezza, che promuove la sessuazione degli umani, fuori dal corpo, nel campo del linguaggio, ma non senza di esso, è il “non” della funzione della castrazione. In effetti, il soggetto a qualunque sesso appartenga si significa sempre e solo sul versante fallico e l’assunzione del sesso passa sempre e solo attraverso l’inscrizione simbolica nella legge, ovvero attraverso la castrazione. Il significante fallico come significante sottoposto alla legge e la funzione di castrazione determinano l’esistenza del corpo sessuato, luogo della simbolizzazione del godimento dell’Altro sesso. E’ l’esperienza analitica che porta alla comprensione che, non c’è corrispondenza tra genitale e sesso, tra sesso anagrafico e sesso simbolico, allo stesso modo la relazione tra i sessi non entra nell’ordine del “possibile”. Il maschio non basta a fare l’uomo né la femmina a fare la donna. Lo testimoniano le donne che usano il gioco seduttivo, come avamposto dell’”impossibile”, la seduzione che promette un godimento ineffabile in vece del desiderio. Credo che uno dei meriti della psicanalisi sia proprio quello di avere dato al corpo un altro statuto, quello che sorge dalla psicosessualità e dalla desessualizzazione degli investimenti oggettuali infantili che difendono il soggetto dalla castrazione. La desessualizzazione è l’incontro con la delusione è ciò che al termine dell’analisi ci porta ad accogliere quel “femminile”, rappresentante della mancanza, che da sempre e oggi ancora di più è rifiutato. Tale rifiuto introduce ad un paradosso, che funziona in maniera differente negli uomini e nelle donne: si rifiuta che l’essere sessuato dell’organismo, il quale d'altronde non si riduce all’anatomia, non basta a fare l’essere sessuato del soggetto. Ne è prova la costante e ben percepibile inquietudine dei soggetti quanto al loro grado di conformità sessuale. Cosi forse non esiste donna che, almeno occasionalmente non si preoccupi della sua vera femminilità, né uomo che non si inquieti per la sua virilità. Il corpo non si presta alla conformità auspicata, proprio perché l’essere sessuato del soggetto è sottoposto alla parola dell’Altro, quale luogo del sapere inconscio. Il corpo simbolizza il godimento della differenza sessuale che sorge dall’aldilà del principio di castrazione, dalla sua funzione.

Parlare di sesso implica indagare le varie modalità di godimento della vita sessuale dell’uomo e della donna, la psicanalisi ha da sempre teorizzato su questo aspetto privilegiando un intendimento relativo al godimento delle donne. D’altra parte questa scienza nasce dall’investigazione su di loro e oso pensare e quindi dire che, la psicanalisi esiste proprio perché esistono le donne . In alcuni momenti della mia formazione questo è stato un motivo di rivendicazione fallica, quando mi chiedevo perché era indagato maggiormente il godimento delle donne. Perché su quel “come gode una donna” gli uomini psicoanalisti ci mettevano tanto fervore, cosa volevano scovare, perché impegnare tanta tenacia che sembrava più una compulsione scopica che una ricerca clinica? Poi crescendo ho compreso che le donne non sono indagabili semmai ciò che porta a investigare è “il femminile” che rappresentano. Al di la dei fatti rivendicativi personali, ritengo che attualmente è necessario formulare anche a un'altra domanda: come gode un uomo? Mi chiedo se la donna rappresenti ancora quella cesura che interroga e lascia nell’enigma le sue modalità di godimento, oppure se stiamo entrando in un altro registro della sessualità umana proprio a partire dalla posizione differente che le donne hanno conseguito negli ultimi trent’anni. La clinica ci fornisce delle indicazioni in questo senso-la fedeltà ad esempio, attribuita da sempre alle donne, è cambiata. Gli amanti proliferano, non basta un uomo e, se basta, è per amarlo e non per soddisfare il desiderio, per il sesso possono esserci altri. Il saggio di Freud sulla più comune degradazione della vita amorosa indica che per gli uomini esiste una separazione tra amore e desiderio, forse dobbiamo rileggerlo anche rispetto alle donne. Come dire, le donne adesso decidono sui loro rapporti sessuali, e il più delle volte applicano tale separazione. Come possiamo elaborare una simile evidenza? Allo stesso tempo anche per gli uomini il rapporto con le donne si è trasformato, gli uomini sono imbarazzati di fronte al fatto che le donne non chiedono più con insistenza la conferma fallica che veniva garantita ad esempio dal matrimonio e dai figli. Adesso tutto il campo delle acquisizioni falliche è aperto alle donne, con la conquista del sapere, del potere e più in generale, tutti i prodotti più-di-godere creati dalla civiltà che funzionano come sostituti della mancanza fallica. È cambiato di conseguenza il concetto d’autorità e si è rafforzato quello fallico femminile soprattutto nel rapporto con i figli. Non elenco tutta la serie di cambiamenti che si stanno attuando nella struttura sociale, entrerei in un discorso sociologico. Tenendo conto però che il sociale rappresenta quel che c’è di reale negli umani ipotizzo, ascoltando i giovani adolescenti, che a livello soggettivo la sessuazione si serve di regolamentazioni diverse, che non si deducono esclusivamente dalla legge paterna, dai divieti e dalle sanzioni. Anzi c’è una complicità in questo ambito, tra padri e figli, è più importante la felicità che la morale dei figli. Allora dove la funzione legale incespica e il significante fallico sembra saturato dai prodotti più-di-godere che appagano le mancanze, ci si rivolge verso l’amore. Dove il sesso sbaglia mira viene sostituito dall’amore? Sono ipotesi tutte da esplorare, anche se credo che come diceva Lacan abbiamo a che fare con dei fantasmi inediti. Comunque, ciò che continua a rimanere sottostante la struttura soggettiva, credo sia ancora “Il rifiuto del femminile” . La supposizione di saturare i buchi del godimento con l’amore, fuori dall’annodamento fallico, porta verso una omologazione dei sessi. Ciò che era la base dell’enigma, oggi è la sua esibizione. E la formula come gode una donna si profila nel suo inverso: come gode un uomo? Su questo interrogativo esprimo un’altra ipotesi: le donne con la “sacrosanta” emancipazione e gli uomini di conseguenza con il tiepido asservimento stanno contribuendo all’oblio anziché al rifiuto del femminile in nome dell’amore per l’Uomo? Mi sembra che le donne stiano ancora rispondendo alla logica maschile e che siano loro stesse a coadiuvare la scomparsa del significante femminile a sostegno dell’idea di uguaglianza. L’omologazione che ne sarebbe la conseguenza, è il principio dell’espulsione della differenza inscritta nel desiderio e nel godimento che regola il discorso degli umani. Pertanto la strutturale impossibilità della relazione tra i sessi, che determina l’essere del corpo sessuato, lascia il posto ad una sessualità possibile e legittimata che porta ad un unisex generalizzato. Quindi, il significante fallico marca della differenza sessuale, la legge come fondamento della castrazione e il principio di contraddizione proveniente dall’enigma del sesso, sono ancora nell’ordine topologico che abbiamo finora esplorato? Occorre rileggere la dottrina freudiana, Lacan e altri l’hanno fatto, ma oggi è richiesta una rilettura alla luce delle nuove posizioni del maschile e del femminile poiché le parate e le mascherate non sono più le stesse.