Esiste una definizione Freudiana della scienza, che riguarda anche la psicanalisi?

Gérard Pommier


Se ci atteniamo alla definizione del dizionario, si riconosce come scienza «…un complesso di conoscenze, che dispone di un un oggetto determinato e riconosciuto ed un proprio metodo» (Littré). Da questo punto di vista, la psicanalisi è una scienza: in quanto possiede un proprio assioma, un suo metodo, una tecnica e si basa su un vasto complesso teorico ». Invece se ci atteniamo a quanto enunciato da Aristotele, è scienza tutto ciò che si può generalizzare.

Pertanto considerando la particolarità di ogni singola cura, la scientificità della psicanalisi può essere messa in discussione. Tuttavia se i casi particolari si considerano in serie, le loro invarianti rientrano nell'assioma generale. Così il caso singolo non è in contraddizione con la « generalizzabilità ».

In questo modo, la psicanalisi si può sperimentare come qualunque altra forma di sapere, e può anche essere soggetta a valutazione. A tal fine basta riferirsi alla letteratura psicanalitica, abbondantemente dimostrativa per qualunque mente razionale. Non si tratta infatti di un sapere rivelato.

Attualmente sono molteplici i fattori che falsificano il dibattito sulla scientificità della psicanalisi. Da una parte, il riferimento a delle definizioni della scienza che non corrispondono al campo della psicanalisi. Dall'altra, il desiderio di alcuni psicanalisti, nella misura in cui hanno difficoltà ad ammetere il movente che li spinge a esercitare questa funzione. Privilegiando il piacere del transfert, rinnegano la scientificità della psicanalisi, riferendosi ad alcune difinizioni scientifiche come quelle offerte da Karl Popper, d’altronde superate da tempo (più particolarmente da Kuhn e da Feyerbend). Popper ha una concezione della scienza « raffreddata » : considera il risultato del processo scientifico una volta acquisito, cioè slegato dall'estrema soggettività che presiede ogni scoperta. In questo caso, una scienza integralmente trasmissibile, nega sicuramente il soggetto.

E perchè? Per rispondere a questa domanda, gli psicacanalisti, insieme agli epistemologi, trarrebbero vantaggio dall’adottare una definizione freudiana della scienza, che esamina le articolazioni tra l’inconscio, la coscienza, e la scienza.
La scienza appare così come una filale del generarsi reciproco della coscienza e dell'inconscio. Filiale peraltro in costante crescita e continua trasformazione, sempre animata dal fantasma del soggetto: la scienza non si cristallizza mai.

Per localizzare l'atto di nascita della scienza, ricordiamo innanzitutto quali sono i presupposti che favoriscono l'emergere della coscienza. L’uomo, per essere cosciente di una determinata cosa, deve innanzitutto rimuovere le infinite catene associative che evocano la cosa in questione. L'uomo è cosciente a condizione del proprio inconscio. 

Per di più, prima di esercitare questa coscienza così eccezionale, l'uomo deve liberarsi di una costrizione preliminare. Prima di rimuovere le associazioni legate alle percezioni, è necessario che esista « qualcuno » che dal posto di guida, sia capace di rimuovere.

L'esistenza del soggetto è preliminare : egli non potrà essere cosciente di un oggetto che nella misura in cui possa rimuovere che sia stato inizialemente lui stesso oggetto dell'Altro materno. Questa opposizione tra la situazione « oggettivata » e la coscienza « soggettiva » assume importanza in quanto la prima oggettivazione del corpo umano è di natura incestuosa : quindi la sua rimozione è vitale.

Il soggetto sorge alla coscienza proporzionalmente all’inconscienza del suo corpo, fatta astrazione della sua materialità, la cui scomparsa condiziona l’attenzione. Noi siamo quindi « coscienti » quando ci troviamo stranamente al di fuori di noi stessi. Da cui deriva la strana idea che la coscienza, lo spirito, è al di fuori della materia. Questa conseguenza della rimozione, ha offerto al corpo clericale e ai filosofi la strana certezza che esiste una opposizione tra lo spirito e la materia, tra l'idealismo e il materialismo, tra lo psichico e il somatico.

A causa del suo significato di natura incestuosa, il corpo è « osceno » : in questo senso il corpo è ancora più esteriore di qualsiasi altra forma di esteriorità. La sua assenza di visibilità guida il visibile. La coscienza del mondo sensibile si organizza a partire da questo vuoto del corpo. Ma questa coscienza è dunque priva di ciò che le interesserebbe di più. La coscienza vuole essere sempre più cosciente, in quanto la sua origine le è stata sottratta. Ciò che la coscienza vuole sapere, le sfugge e la spinge con forza verso altre forme di sapere. Il desiderio di sapere dell'uomo si alimenta attraverso ciò che non conosce (cioè il significato sessuale rimosso del propio corpo). La rimozione richiede un black-out assoluto sull'origine della sua operazione. Questa stessa oscurità stessa induce l'uomo a sviluppare sempre di più il desiderio di sapere, senza che ne percepisca il movente, cercando di colmare indefinitamente questa carenza.

Rispetto alla coscienza immediata degli animali, si misura il ritardo dell’uomo, che deve incessantemente lottare contro il suo inconscio. Ma è proprio questo ritardo, utilizzato dall'uomo per liberarsi dalle oscurità dell'apparato psichico, che genera la sua spinta in avanti. Questo ritardo lo obbliga a proporre ipotesi, ad adottare misure, a sperimentere, al fine di verificare la realtà del reale, e di assicurarsi che i suoi fantasmi non lo ingannano. Queste deviazioni, si chiamano scienza, frutto della razza umana, vincitrice sui propri sogni, senza i quali non avrebbe mai vinto.

Per diventare cosciente, il soggetto deve rimuovere : deve rinnegare i suoi determinismi. Tradisce sua madre per non essere più un oggetto. E questa colpevolezza ontica orienta sin dall'inizio la coscienza. Scorgere un qualunque oggetto, fa risentire l’immenso peso di una colpa originaria. La minima percezione fa sentire il peso del debito anche prima che si conosca il senso del dovere che esso implica: la più semplice sensazione è già orientata da un’etica.
La soggettività della coscienza contrasta con l'oggettivazione generata dal desiderio dell'Altro, l’uomo sentendosi colpevole di essere un soggetto, preferirà credere che non è altro che un oggetto. Il linguaggio ordinario non opera una distinzione tra la « coscienza » delle percezioni, e la « coscienza » in quanto custode della legge. La coscienza si libera dall'inconscio, per definizione colpevole, grazie alla rimozione. Dunque la scienza si definirà (rigida o flessibile) come ciò che libera il sapere dalla sua soggettività, quindi dalla sua colpevolezza. La scienza si libera dalla coscienza cercando di eliminare la soggettività, realizzando così un sogno innocente. Si capisce solamente adesso perchè la scienza rinnega il soggetto. Si tratta del desiderio di rendere innocente ciò che la coscienza conserva come irremediabilmente colpevole. Ciò vale anche per la teoria psicanalitica, che come qualsiasi altra scienza, rinnega il soggetto. Opponendosi così alla sua stessa pratica.

L’inconscio esiste in quanto un sapere sessuale è stato privato del soggetto attraverso l’operazione di rimozione. In questo senso la prima macchina scientifica è l'inconscio stesso. Spesso molti psicanalisti pensano che la loro pratica si oppone alla scienza: in realtà, essa si oppone innanzi tutto al sapere dell’inconscio. La domanda di analisi è rivolta a ridurre il peso della scienza, di cui l'inconscio è il testimone. I calcoli sottili del sintomo lo ingannano continuamente, e se lo psicanalista è contrario alla scienza, ciò si verifica nella misura in cui il suo operare soggettiva l’oggettivazione in questione. Egli certifica che l'esistenza del soggetto precede i determinismi. Quest’ultimo non ne è la conseguenza ma bensí la condizione.

Gli analisti cominciano essi stessi a resistere, e giungono al punto di non capire più nulla della problematica posta in gioco da ogni nuovo paziente. Grazie a questa resistenza, la presenza dell'analista soggettiva il sapere inconscio, e di conseguenza attenua le formazioni sintomatiche. L'inconscio calcola e rende malati, la presenza dell’analista opera il calcolo all’inverso del soggetto chiuso nella sua prigione. Ma questa posizione non farà dimenticare agli analisti che il soggetto della scienza è identico a quello dell'inconscio. E non saprà indurli verso denuncie oscurantiste della scienza, che porterebbero inevitabilmente verso una china religiosa.