Attività psicanalitica e attività scientifica secondo Freud
Claus-Dieter Rath (Berlin)
Secondo Freud “Psicanalisi è il nome: 1) di un procedimento per l’indagine
di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile
accedere; 2) di un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento
dei disturbi nevrotici; 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite
per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina
scientifica.” (1)
Il titolo del nostro congresso, „La psicanalisi e la scienza“, pone la questione
del come “la psicanalisi e la scienza” si rapportino fra loro. Contemporaneamente
si chiede se la psicanalisi sia essa stessa una scienza o se qualcosa
in essa si possa definire scientifica. E quali rapporti essa intrattenga
con le (altre)scienze.
Le stesse questioni sono in gioco quando Freud nel 1927, a proposito della
questione della Laienanalyse, rivede la sua definizione di "psicoanalisi
applicata": «Per motivi pratici abbiamo adottato l'abitudine, anche
per le nostre pubblicazioni, di distinguere l'analisi medica dalle applicazioni.
Ciò non è corretto. In realtà la linea di demarcazione
passa tra la psicanalisi scientifica e le sue applicazioni al campo medico
e non medico». Qui va notato che la traduzione ufficiale italiana di
quest’ultima frase è sbagliata; in essa si legge: «La linea
di demarcazione tra psicanalisi scientifica e quella applicata attraversa
sia il campo medico sia quello non medico». Ringrazio Antonello Sciacchitano
che me lo ha fatto notare. (2)
Con tale revisione terminologica Freud non sottolinea soltanto la scientificità
della psicanalisi, ma rinnova anche la domanda rispetto al fare dell’analista.
Questo perché l’applicazione al campo medico è la cura psicanalitica,
mentre quella al campo non medico lo studio dei fenomeni culturali e delle
questioni e dei risultati delle scienze. (3) „Linea di demarcazione“ significa
anche che c’è una barra – da determinare più precisamente -
fra la cura e la scienza o i campi scientifici dell’analisi. Il rapporto
fra loro è per così dire scisso.
Il fare dell’analista comprende quindi diverse attività: l’atto psicanalitico
(nella cura), il rapporto con la psicanalisi scientifica (teorie, metapsicologia)
e senz’altro anche la riflessione rispetto a campi non medici (rispetto ai
risultati di altre scienze, alla storia e all’attualitá della cultura,
alla lingua, ai legami sociali). In tal senso per uno psicanalista “la psicanalisi
e la scienza” s'incrociano sotto svariati punti di vista. La differenziazione
di Freud fra la psicanalisi scientifica e le sue applicazioni non introduce
un’opposizione fra teoria e prassi: esse sono al contrario legate fra loro
nella problematica forma di una “applicazione”.
Benché la psicanalisi sia nata sul “terreno medico", attraverso il
nuovo peso dato alla “psicanalisi scientifica” ora Freud circoscrive qualcosa
definibile come il desiderio dell’analista. Esso si distingue dal "interesse
terapeutico”, dalle „tendenze mediche”, dal „complesso del medico“, che può
giungere fino al furor sanandi, che Freud considera in sé stesso poco
sviluppato – diversamente da p.es. Ferenczi. Un punto essenziale che lo interessa:
"Voglio solo cautelarmi, ed essere sicuro che la terapia non uccida la scienza"
(4). Ma sottolinea: "Nella psicoanalisi è esistito fin dall'inizio
un legame molto stretto (Junktim) fra terapia e ricerca, la conoscenza
ha portato il successo, non un trattamento terapeutico che non ci abbia fatto
fare esperienza di qualcosa di nuovo, non un chiarimento teorico che non
ci abbia fatto fare esperienza del suo effetto benefico” (5) (6) Il termine
originale "Junktim" è ben più forte di “legame”, per quanto
stretto; esso indica l’abbinamento (connessione obbligatoria) di due
elementi separati, come per esempio in contratti o proposte di legge; Junktim
significa: senza l’uno l’altro non è.
Ma cos’è a connotare tali attività o atti? Freud non definisce
il lavoro dell’analista con un concetto unico tipo “La psicanalisi è
un’arte”. Ciò non gli basta. Per lui è importante che questo
atto di arte sia rilegato nella scienza.
Cosa è quindi scientifico, per Freud? Un’indicazione si può
trovare per esempio là dove l’oppone alla religione e all’occultismo,
ma anche agli (“antiscientifici”) pregiudizi di molti scienziati contro la
psicanalisi, e spesso lì dove sottolinea il contrasto fra il rapporto
alla vita psichica della filosofia e quello della psicanalisi.
Alla speculazione – che gli corrisponde ma a cui non si lascia completamente
andare – Freud oppone la clinica, la „paziente osservazione“, la „profonda
contiguità col materiale analitico” – e ciò anche nell’elaborazione
di nuove parti della sua metapsicologia e topica. "Anche quando mi
sono allontanato dall’osservazione ho sempre evitato con cura di accostarmi
alla filosofia vera e propria."(7) Egli ricorre ancora e sempre all’esperienza.
(“Interrogheremo prima l’esperienza affinché ci dica se di fatto una
cosa simile si verifica, e poi la teoria per sapere se in generale
ciò sia possibile.” (8)) Al lavoro dell’analista corrispondono due
condotte: nella cura incondizionata apertura, "attenzione parimenti fluttuante",
nella costruzione teorica severo distacco e controllo del pensiero – senza
dimenticare però facoltà immaginativa e capacità speculativa
per la teoria e la "strega metapsicologia" per la clinica.
Altrimenti detto: la cura è scientificamente basata ed è essa
stessa un’attività scientifica, anche se non ammette elementi di prova
scientifici. Per Freud la prassi psicanalitica non è un esperimento
o una prova di laboratorio nel senso della psicologia sperimentale, che “vuole
provocare”(9) certe precise reazioni. (Esse non si differenziano soltanto
attraverso metodi e dispositivi, ma anche attraverso le conclusioni.) Di
che tipo di empirismo si tratta? Freud ha bisogno della specifica prassi
psicanalitica perché non altrimenti è possibile l’accesso ai
fenomeni supposti. Ha bisogno del modo particolare di maneggiare il transfert
perché qualcosa, che altrimenti resterebbe in absentia, venga
attirato fuori.
Certamente si tratta qui dell’altra scena (concetto che riprende da Fechner);
per la ricerca di Freud è però altrettanto importante anche
la considerazione di una “seconda scena” (zweite Bühne) che le fa da
pendant, quella della cultura (per esempio per quanto riguarda le manifestazioni
del super-io (10)). A ciò si aggiunge l’interesse culturale proprio
di Freud, che comprende due direzioni di “applicazione”:
a) Applicazione come uso dei risultati e dei metodi della psicanalisi a favore
di una maggior comprensione di precise questioni dell’umanità (maggiore
rispetto a quanto le scienze abbiano fin’allora raggiunto)
b) Applicazione dello sguardo e dell’ascolto psicanalitico a fenomeni culturali
che, offrendosi come una specie di scena teatrale, permettono la rappresentazione
di precise strutture psichiche non altrimenti percepibili (11).
Desumere il reale
In uno dei suoi ultimi testi Freud contrappone „realtá“, ciò
che è percepibile attraverso i sensi, a „reale“, ciò che si
sottrae alla percezione e alla rappresentazione e che pure produce effetti.
Freud parla di erschließen - desumere - il dato di fatto che supponiamo
reale. A questo punto paragona il lavoro dello psicanalista con quello del
fisico. Si tratterebbe infatti di erschließen (desumere) „un buon numero
di processi di per sé e in quanto tali 'inconoscibili'”. La formulazione
freudiana sembra anticipare un detto lacaniano: „Il reale rimarrà
per sempre ‘inconoscibile’“ (12). L'osservazione di Freud, secondo cui la
psicoanalisi esercita „Erschließung des Unbewußten“ (13), si
riferisce sia a processi e contenuti che a territori e strutture psichiche:
all'inconscio di un singolo paziente, a certi suoi latenti processi psichici,
ma per esempio anche al Super-Io in quanto tale.
Poiché il reale si sottrae alla percezione, „tutto ciò che
di nuovo abbiamo desunto, siamo comunque costretti a ritradurlo nel linguaggio
delle nostre percezioni, di cui non possiamo liberarci“ (14). La necessità
di „ritradurlo nel linguaggio delle nostre percezioni“ espressa da Freud,
significa che il reale non è rappresentabile senza linguaggio.
Come vediamo, Freud tiene conto della dimensione linguistica anche nell’operazione
scientifica stessa.
Cosa significa inoltre che la psicanalisi sia una "scienza giovane" (come
Freud non si stanca di sottolineare)? Che presto sarà vecchia o addirittura
antiquata? Adulta, stabilizzata, consolidata o sclerotizzata? “Scienza giovane”
si potrebbe anche leggere come un particolare tratto di freschezza o di gioventù.
L’apertura verso la scoperta e la sorpresa.
La psicanalisi come scienza empirica
“La psicoanalisi non è un sistema del tipo di quelli filosofici,
che partono da alcuni concetti fondamentali rigorosamente definiti, tentando
di comprendere in base ad essi la totalità dell'universo, per poi,
una volta compiuta tale operazione, non lasciare alcuno spazio per nuove
scoperte e più adeguati approfondimenti. Al contrario essa si attiene
ai dati di fatto del proprio campo di lavoro, tenta di risolvere i problemi
immediati dell'osservazione, procede a tentoni avvalendosi dell'esperienza,
è sempre incompiuta e disposta a dare una nuova sistemazione alle
proprie teorie oppure a modificarle. Non meno che la fisica e la chimica,
la psicoanalisi tollera che i suoi concetti supremi siano poco chiari e le
sue premesse provvisorie, nell'attesa che una determinazione più precisa
di questi concetti e di queste premesse emerga dal lavoro futuro.” (15)
Un’eterna impalcatura, un’eterna costruzione ausiliaria invece di una solida
fortezza. In tale empirismo si tratta ben più di scoperte che della
raccolta di prove, di pezze d’appoggio. Qui è importante un’ulteriore
differenziazione: nella concezione di Freud del lavoro dello psicanalista
come “ricerca” (Forschung) non si tratta della ricerca di qualcosa di già
noto bensì di un’interrogazione. Non è qui questione di sfumatura
etimologica rispetto ai termini tedeschi - alla differenza fra forschen (ricercare)
e suchen (andare in cerca di) - ma di un accurato lavoro di precisazione,
che in Freud si fa sempre più manifesto, più chiaro, dopo che
agli inizi aveva parlato di “interrogare” (Ausforschen) e “investigare” (Nachforschen).
Per un certo periodo infatti sembra che nella prassi della cura e nello studio
dei fenomeni culturali a Freud bastasse semplicemente richiamare i dati riguardanti
i fenomeni confermativi. La sua tecnica iniziale assomigliava di più
ad un’inchiesta basata sull’idea che l’analista potesse a colpo sicuro far
rotta verso il fatto sessuale che aveva provocato i disturbi e le associazioni
del paziente. “… in quale direzione bisogna ricercare e cosa bisogna far
accettare al malato”.(16)
Come altrimenti possa venir colta la convergenza – da me citata all’inizio
– in „una nuova disciplina scientifica" mostra una controversia fra Theodor
Reik e Otto Fenichel : nel suo testo del 1932 Neue Wege der analytischen
Technik („New Ways in Psycho-Analytic Technique“, come più tardi nel
suo libro del 1935 Der überraschte Psychologe, "Lo psicologo sorpreso")
Reik si scontra con certe tendenze 'sistematizzanti' del movimento psicanalitico.
Reik venne attaccato da Fenichel a causa del suo apprezzamento della sorpresa
nella cura: gli psicanalisti sarebbero ormai talmente avanzati da poter prevedere
e controllare tutto. Apprezzare il momento della sorpresa non significherebbe
altro che l’irruzione dell’irrazionale nella scientificità della psicanalisi
(17).
Qui “applicazione” della psicanalisi non significa altro che un trasferimento
di sapere psicanalitico; la barra fra scienza e cura viene rinnegata.
Ciò ci riporta alla questione: Come si manifesta il rapporto fra questi
due termini - “La psicanalisi e la scienza” - nel contesto clinico e rispetto
ai fenomeni culturali?
E poichè la Fondation Européenne pour la Psychanalyse è
un foro internazionale: come si articola la nozione freudiana di „psicanalisi
scientifica“ nei diversi paesi con le correnti della scienza e della teoria
delle scienze? Con quali risultati e con quali resistenze?
Note:
(1) Sigmund Freud (1923a [1922]): Due voci di Enciclopedia "Psicoanalisi"
e "Teoria Della Libido", Opere, vol. 9, p. 439.
(2) Sigmund Freud: Nachwort zur Frage der Laienanalyse, Studienausgabe, S.
348 (Traduzione dell’autore non corrispondente alla versione italiana ufficiale:
S. FREUD, Poscritto alla questione dell'analisi laica, tradotto Problema
dell'analisi condotta da non medici, in OSF voi. X, Boringhieri, Torino 1978,
p. 423.)
(3) vgl. Claus-Dieter Rath: A proposito delle „applicazioni“ della psicanalisi.
In: Scibboleth. Rivista di Psicanalisi. Anno 5, Nr. 5. Milano: Edizioni Otto/Novecento
1998, p. 20-31 (Traduzione dal tedesco di A. Sciacchitano) (Originale tedesco:
Zu den „Anwendungen der Psychoanalyse“. In: BRIEF der Psychoanalytischen
Assoziation „Die Zeit zum Begreifen“, Nr. 19/20, Berlin 1997, p. 56-72)
(4) Sigmund Freud: Poscritto, Il problema dell'analisi condotta da non medici,
Opere vol. 10, p. 419.
(5) Sigmund Freud: Poscritto, p. 422.
(6) Sigmund Freud: Nachwort Laienanalyse, Studienausgabe, vol. Behandlungstechnik,
p. 347.
(7) Sigmund Freud: Autobiografia, Opere X, p. 126.
(8) Sigmund Freud: Compendio di psicoanalisi, in: SFO, vol. 11, p. 503 (Die
endliche und die unendliche Analyse, G.W. XVI, p. 63.
(9) Vgl. Sigmund Freud: Neue Folge der Vorlesungen (29. Vorlesung), G.W.
XV, p. 23.
(10) Sigmund Freud (1930a [1929]: Das Unbehagen in der Kultur, G.W. XIV,
p. 502.
(11) Sigmund Freud: Nachschrift 1935 [zur Selbstdarstellung], in: G.W. XVI,
p. 32 f. („Poscritto del 1935“ alla sua „Autobiografia” (1924)).
(12) Sigmund Freud: Compendio di psicoanalisi, in: SFO, vol. 11, p. 623 (Abriß
der Psychoanalyse, G.W. XVII, p. 126). Traduzione modificata. Fra l’altro
„das Reale“ viene tradotto nelle edizioni francesi e inglesi del “Abriß
der Psychoanalyse” erroneamente con réalité e reality, errore
che porta quindi ad ignorare proprio la differenziazione qui tematizzata.
(13) Sigmund Freud: 30-esima lezione, in: OSF, vol. XI (Neue Folge der Vorlesungen,
G.W. XV, p. 34).
(14) Sigmund Freud: Compendio, p. 623 (Abriß, p. 126).
(15) Sigmund Freud (1923a [1922]): Due voci di Enciclopedia "Psicoanalisi"
e "Teoria Della Libido", Opere, vol. 9, p. 457.
(16) Sigmund Freud (1895d): Zur Psychotherapie der Hysterie, in: Studien
über Hysterie, G.W. I, p. 284.
(17) Otto Fenichel: Zur Theorie der psychoanalytischen Technik, in: O. Fenichel:
Aufsätze, Frankfurt-M./Berlin/Wien: Ullstein 1985, vol. I, p. 325-344.
(Orig. in Int. Zt. Psa. 1935, 21. Jg.).